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   domenica 30 marzo 2008

Il sistema di assistenza sanitaria in Irlanda
Il sistema di assistenza sanitaria in Irlanda
Sunto del documento di lavoro a cura della Direzione Generale degli Studi del Parlamento Europeo


Il servizio sanitario irlandese è sostanzialmente universale e gratuito per il fruitore.

Il nucleo fondamentale del sistema è il Servizio sanitario nazionale, controllato centralmente, tramite il quale tutti gli abitanti dell’Irlanda hanno diritto all’assistenza medica. Il diritto a servizi gratuiti o semi-gratuiti, tuttavia, dipende dalla capacità finanziaria del paziente, e la popolazione è pertanto suddivisa in due categorie: la I Categoria (composta dalla fascia reddituale più bassa, comprendente circa il 37% della popolazione) ha "pieno diritto": queste persone ricevono un tesserino sanitario che li autorizza a beneficiare gratuitamente di qualsiasi servizio medico. La II Categoria ( che si compone del restante 63% della popolazione) pur non godendo della gratuità dei servizi del medico generico, del dentista o dell’otorino, ha diritto al trattamento ed al soggiorno negli ospedali pubblici a titolo non oneroso. Quasi la metà dei pazienti appartenenti alla II Categoria copre le quote partecipative assicurandosi tramite l’Ente di assicurazione volontaria contro la malattia.

Sono gratuiti per tutti i pazienti alcuni servizi, quali la cura delle malattie infettive, certi servizi per l’infanzia, i corsi di riabilitazione per i disabili etc.

Circa un terzo della popolazione è iscritto all’Ente di assicurazione volontaria contro la malattia (VHI - Voluntary Health Insurence) creato nel 1957, che è sostenuto e disciplinato dal governo centrale. La VHI offre un’assicurazione volontaria ed il suo scopo originario consiste nell’integrare i servizi di assistenza sanitaria finanziata tramite il gettito fiscale che riguardano soprattutto i meno abbienti. L’iscrizione al VHI consente ai membri di godere di qualche privilegio, di evitare lunghe liste di attesa e di essere accolti in uno dei circa 20 ospedali privati del paese.

Popolazione

Nel 1991 l’Irlanda registrava 3, 52 milioni di abitanti, di cui il 36, 8% aveva meno di 20 anni e 11, 2% ne aveva 65 o oltre; gli ultrasettantacinquenni rappresentavano appena il 4, 4%.

Si è assistito ad uno spostamento incessante della popolazione verso l’area di Dublino, ed ormai oltre 2/3 della popolazione vive lungo la costa orientale.

Finanziamento

Le principali fonti di finanziamento del sistema sanitario sono due: il Ministero della sanità (78% ca. della spesa totale) e l’Ente per l’assicurazione volontaria contro la malattia (10%), mentre il restante 12% è coperto dai pagamenti diretti. L’Ente VHI non è a scopo di lucro.

La copertura della spesa sostenuta dal governo centrale deriva soprattutto dal gettito fiscale generale, sebbene il 5% del totale venga reperito tramite gli specifici contributi per la sanità pari a 1, 25% del reddito lordo.

Gli stanziamenti a favore degli enti sanitari vengono decisi annualmente in base a fattori demografici generici ed al livello di servizio disponibile in ciascuna regione.

Ospedali

In Irlanda esistono tre categorie di ospedali per cure urgenti: 1) quelli posseduti e finanziati dagli enti sanitari (ca. 60%), 2) gli ospedali pubblici volontari, finanziati direttamente dal Ministero della sanità, che forniscono servizi a nome di alcuni enti sanitari (24%), e 3) ospedali privati che lavorano soprattutto per i pazienti iscritti all’assicurazione volontaria (VHI) (14%).

In seno alla categoria degli ospedali degli enti sanitari è possibile un’ulteriore distinzione tra ospedali regionali, generali (o di contea), e di distretto. Gli ospedali regionali forniscono servizi specializzati di ogni genere e sono situati nei centri più popolosi. Gli ospedali generali lavorano per bacini di utenza corrispondenti ad una contea e sono organizzati in unità di medici da consulto per medicina generale, chirurgia generale, ostetricia, ginecologia e pediatria. Gli ospedali distrettuali, infine, contano sulla collaborazione a tempo parziale di medici generici che forniscono trattamento medico e di piccola chirurgia.

Il sistema degli ospedali volontari si compone soprattutto di cliniche generiche di tirocinio, che offrono trattamenti relativi alla specialità mediche principali e sono spesso associate alle scuole di medicina. Oltre a questi, esiste un piccolo gruppo di centri nazionali altamente specializzati.

Ad ogni ospedale finanziato con fondi pubblici compete un ruolo preciso, ed il Ministero della sanità ed il Consiglio della sanità stabiliscono quali specialità e che personale da consulto debbano essere presenti in ogni struttura.

Medicina di base

I servizi collettivi sono forniti soprattutto attraverso il programma comunale di assistenza: protezione (ovvero prevenzione delle malattie infettive, servizi infantile etc.), sanità (ambulatori di medicina generale e servizi infermieristici a domicilio) e previdenza (pagamenti di cassa, concessioni etc.).

I pazienti della II Categoria non ricevono servizi gratuiti dai medici generici, dai dentisti e dagli otorini, ma o pagano direttamente o si valgono della loro assicurazione volontaria.

I pazienti della I Categoria possono consultare i medici di base ed avere le loro prescrizioni senza nulla dovere. I pazienti possono scegliere liberamente qualsiasi medico di base convenzionato con un ente sanitario, ma la cura specialistica presuppone il rinvio ad una consulenza medica in un ospedale pubblico. Anche il trattamento specialistico è gratuito.

Personale medico

I medici generici lavorano per lo più in ambulatori individuali. I medici di base sono ca. l’82% ed è convenzionato con gli enti sanitari; si prende cura dei pazienti della I Categoria. Questi medici ricevono un tanto a paziente, in relazione all’età, al sesso ed alla sede geografica dei loro pazienti, più una cifra forfettaria per le spese generali.

I medici che si dedicano ai pazienti esterni in strutture ospedaliere finanziate pubblicamente sono stipendiati. I medici da consulto sono pagati in base ad un contratto collettivo per i pazienti pubblici, mentre si fanno pagare separatamente dai pazienti privati.

E' noto che il sistema di tirocinio medico irlandese è di ottimo livello.

Personale infermieristico

L’organizzazione degli infermieri, istituita con la legge Nursing Act del 1985, ha il compito di provvedere alla registrazione di tutti gli infermieri e di disciplinare tutti gli aspetti della loro formazione; nel paese ci sono 80 scuole riconosciute per l’addestramento degli infermieri presso gli ospedali.

Amministrazione

A livello nazionale spetta al Ministero della sanità la messa a punto delle politiche e la pianificazione generale di tutti i servizi sanitari. Dal 1960 i governi locali non hanno più un ruolo diretto nel processo decisionale o nella scelta delle priorità locali. Esiste un Consiglio sanitario nazionale che fornisce consulenza al Ministero su tutti gli aspetti della sanità pubblica e sul funzionamento complessivo del servizio.

A livello regionale i servizi sanitari vengono forniti alla popolazione tramite otto enti sanitari competenti per gruppi di popolazione variabili da 200.000 a 1, 2 milioni di abitanti. Ogni ente ha il suo amministratore delegato e comprende rappresentanti locali eletti, alcuni di nomina ministeriale ed esponenti di alcune professioni sanitarie che operano alle dipendenze dell’ente.

In termini di prestazione di servizi, un ruolo molto importante è quello riservato alle organizzazione volontarie, al punto che la legge sanitaria dà facoltà agli enti sanitari di stringere accordi con le organizzazioni volontarie.



   martedì 25 settembre 2007

Percentuale delle donne nel lavoro infermieristico
In Irlanda e Croazia il 92% degli infermieri è, infatti, donna, in Grecia e Regno Unito il 90%, in Francia l'87%, in Spagna l'83% e in Italia il 79%. Bassa ovunque l'età media. In Spagna, Italia, Francia, Grecia e Croazia oltre il 55% della categoria ha un'età compresa tra i 18 e i 40 anni.

Due le peculiarità del nostro Paese: siamo penultimi nel rapporto tra infermieri ed abitanti (5.4 per mille contro i 9.7 del Regno Unito e una media europea del 8.2 per mille), e contiamo 92.4 professionisti ogni 100 medici, contro i 386 dell'Irlanda e i 335 dell'Uk. Non solo: l'incremento delle immatricolazioni ai corsi di laurea in Infermieristica registrato dal 2000 (anno in cui il corso di laurea è entrato a regime) ad oggi è del 31.4%. "Ma l'offerta formativa - ha affermato Annalisa Silvestro, presidente Ipasvi - continua ad essere più bassa del fabbisogno stimato per il 2005 dalle Regioni (15.265 posti) e dall' Ipasvi (17.200) e il numero dei laureati non copre l'attuale turn over professionale, stimato intorno alle 13.000 unità l'anno".

   venerdì 21 settembre 2007

Nursing - European Union Directives
Applying for Registration under European Union Directives (77/452/EEC, 77/453/EEC for General nurses; 80/154/EEC, 80/155/EEC for Midwives.
For further information on Directives visit the European Union Law website.

Nurses and Midwives who Obtained their Qualifications under European Union Directives:

Nurses and midwives need verification of their qualification(s) from their Registration Authority.

Nurses:
Registration in Ireland for general nurses who trained in another member state of the European Union, is governed by EC Directives 77/452/EC and 77/453/EC. These directives provide two routes by which you may gain entry to An Bord Altranais register. You must either:

have trained under the EU Syllabus for general nursing; or
have practised in the capacity of a first-level general nurse for three out of the five years preceding your application for registration in Ireland.
Midwives:
EC Directives 80/154/EC and 80/155/EC allow midwives who meet their requirements, in relation to training and practice, to apply for registration with An Bord Altranais. You must either:

have trained under the EU Syllabus for midwifery; or
have practised as a midwife for three out of the five years preceding your application for registration in Ireland.


Trends in International Nurse migration
Ireland
Ireland is a noteworthy example of the potential for additional developed countries to join the ranks of current major host countries in active international nurse recruitment. For years Ireland produced more nurses than it could employ, and Irish nurses were highly sought after by other developed countries, including the United Kingdom and the United States. The recent Irish economic boom resulted in the expansion of jobs for nurses in Ireland, so much so that the number of jobs exceeded the domestic supply of employed nurses. Thus, Ireland became a major host rather than a source country and now recruits actively overseas, especially in the Philippines.
Some nurses come from Italy through an Italian agency called Idea lavoro - based in Bologna.
[14] Long-standing nurse migratory patterns between the United Kingdom and Ireland have totally reversed: Ireland is now a major destination for U.K. nurses instead of vise versa.[15] And, as in the United Kingdom, Ireland is now importing more new entrants to nursing than it is training domestically


Ireland - Nursing & Healthcare - Upfates
Nursing & HealthcareIreland’s nursing shortage is particularly acute in the Dublin area and the government recently announced measures aimed at attracting back nurses who had left the profession (11,000 nurses are registered as ‘inactive’) or work abroad and encouraging those who work part-time to work full time. In other parts of the country, doctors are in short supply and an extra 1,000 consultants are also needed. Specialist nurse training courses are being created in Cork, Waterford and Limerick, and fees for ‘back to nursing’ courses have been abolished.


   giovedì 2 agosto 2007

More UK businesses look to Internet to recruit
More UK businesses look to Internet to recruit


Jobcentre Plus employer survey confirms sustained buoyancy in recruitment market

As the number of employers looking to recruit increases, more and more are turning to the Internet to advertise jobs according to a new report from Jobcentre Plus.

The annual survey of over 4,500 employers indicates that over a quarter of British businesses (604,000) were on the look out to hire new staff last year. The survey indicates that in 2006, 27% of businesses were actively recruiting new staff with 25% of all filled job vacancies advertised online. The proportion of overall vacancies now being advertised through the Internet has increased to 16% from 12% in 2004, with one in every eight employers surveyed confirming they had used Internet websites to advertise a vacancy in the last 12 months.

This online trend is also being reflected by jobseekers themselves. In a single week in June, the Jobcentre Plus website (www.jobcentreplus.gov.uk) experienced a record 6.6 million job searches conducted by nearly 2.2 million online jobseekers.

Caroline Flint, Minister of State for Employment and Welfare Reform, said:

“Employment in the UK continues to show sustained growth. However, if we are to meet our aim of achieving 80% employment we need to work harder still to support more people back into work. Yesterday we published our green paper on In Work, Better Off which sets out the steps to achieving full employment. That included our commitment to new Local Employment Partnerships through which major employers across all key sectors have pledged to create 250,000 jobs to support some of the hardest to help into work.

“Jobcentre Plus plays a crucial role working with employers to fill vacancies by identifying the right people with the right skills.”

Overall, the results of the survey show that the UK recruitment market continues to maintain momentum. Last year 3.39 million vacancies were successfully filled. Small and medium-sized organisations (10-249 employees) were the most proactive recruiters, accounting for almost two thirds of successfully filled vacancies. They were closely followed by larger establishments in particular the businesses employing over 250 people.

Regionally, the South East and London maintained the trend for accounting for the highest proportion of filled vacancies and were also the regions most likely to refer to internet or web-based recruitment.

Employers continue to use Jobcentre Plus as a service for advertising jobs. Of the 3.97 million vacancies advertised externally over the last 12 months, over a third were advertised with Jobcentre Plus. 41% of employers questioned confirmed they had used Jobcentre Plus within the last 12 months, with those in Scotland (56%), and the North West (54%) making particular use of the organisation to advertise their vacancies. Larger, multi-sited employers were significantly more likely to use Jobcentre Plus, as were those with strong relationships in place.

Lesley Strathie, Chief Executive, Jobcentre Plus said:

“This survey demonstrates the continued strength and development of the UK recruitment market. It is encouraging to see employers using services such as our website and the Employer Direct Online service, which gives employers complete control of the recruitment process from advertising to appointment. That is growing at a rapid pace and we expect that trend to continue. Alongside that the new Local Employment Partnerships give us a framework for close work with employers committed to recruiting a more diverse work force including lone parents and others who have been out of the jobs market”


   giovedì 29 marzo 2007

In Italia salari tra i più bassi d'Europa
La crescita delle retribuzioni è inferiore a quella di altri Paesi. In termini di potere d'acquisto solo i portoghesi stanno peggio
Il livello dei salari Italia, in termini di potere d’acquisto è tra i più bassi d'Europa, inferiori a quelli della Grecia e superiori solo a quelli del Portogallo (tabella). Lo indica l'ultimo rapporto Eurispes, che si riferisce al periodo 2000-2005. Nell'arco di tempo considerato c'è stata una crescita media del salario comunitario – per l’insieme dei Paesi europei – del 18%, mentre nel nostro Paese i lavoratori dell’industria e dei servizi (con esclusione della Pubblica amministrazione) hanno goduto dil una crescita dei livelli retribuiti del 13,7%. una crescita ancora minore c'è stata in Germania e la Svezia , dove però i dati di partenza erano più elevati., mentre i lavoratori di Gran Bretagna, Norvegia, Olanda e Finlandia hanno visto, nel quinquennio, la propria busta paga accrescersi di oltre il 20% (grafico e tabella).
■ Tutti i dati dello studio Eurispes
COMPETITIVITA' - Da un punto di vista della competitività, ciò si dimostra naturalmente un vantaggio, perché la dinamica salariale assicura un vantaggio in termini di costi: in Italia il costo medio in euro per ora di lavoro, calcolato sui dati forniti dallo Yearbook dell’Eurostat, è superiore solo a quello di Spagna, Grecia e Portogallo, che è anche il paese dove i costi del lavoro sono minimi (9,5 euro all’ora) mentre Danimarca e Svezia fanno registrare i valori massimi (30,7 e 30,4 euro per ora rispettivamente) (grafico e tabella).
AUSPICI UE - Ciò appare in linea con gli auspici della Commissione Europea, espressa nel rapporto trimestrale sull'eurozona della dg affari economici. In Italia, Portogallo, Spagna e Grecia «i costi unitari del lavoro dovranno essere mantenuti sotto la media eurozona», è l'opinione della commissione . Il motivo è che questi Paesi «devono riguadagnare competitività». Secondo il rapporto «Tutti gli indicatori mostrano che nel 2006 ha prevalso la moderazione salariale e in futuro i rischi appaiono equilibrati». Ci sono dei rischi «a breve termine», ma le riforme del mercato del lavoro e la globalizzazione «possono contribuire a contenere rivendicazioni salariali eccessive».
SALARI LORDI - La posizione del nostro Paese non cambia all’interno della classifica europea secondo il rapporto Eurispes se vengono considerati i salari lordi, ossia l’importo che il lavoratore dipendente vede segnato sulla busta paga (e che non corrisponde al suo contenuto, perché da quel valore il datore di lavoro avrà sottratto, per versarli agli Enti di previdenza, i contributi a carico del dipendente e le imposte dirette, delle quali è responsabile come sostituto d’imposta). Il salario lordo differisce dal costo del lavoro soprattutto per la quota di contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (grafico e tabella ). Confrontando ( 1 ) e (2) si evince che la classifica dell’Italia è rimasta immutata (al quartultimo posto) ma che mentre il costo del lavoro è da noi inferiore del 30,6% (-9,4 euro) rispetto a quello della Danimarca (dove è il più caro), se si confronta il salario lordo, si vede che al lavoratore dipendente italiano medio spetta solo il 52% del salario lordo del lavoratore medio danese: questo perché i contributi sociali sono da noi più gravosi che in Danimarca. A causa del diverso peso di quella parte dei contributi sociali a carico delle imprese si modifica anche ed in maniera significativa, la classifica dei Paesi europei: ecco allora che la Francia che occupa uno dei primi posti per costo del lavoro scivola al disotto della Germania e soprattutto della Gran Bretagna per consistenza del salario lordo. Molto interessante è la condizione del lavoratore britannico che, pur costando poco alle imprese (il costo del lavoro nelle isole britanniche è solo del 16% più elevato che in Italia), garantisce il terzo salario medio assoluto in Europa, dietro solo a Danimarca e Germania e superiore a quello italiano dell’80%.
29 marzo 2007

   martedì 27 marzo 2007

Ragazzi andate all’estero
GIULIO PRETI*

Nel 1960 quando decisi di diventare dentista, l’odontoiatria in Italia era considerata una branca minore della medicina. I medici potevano praticarla senza un’apposita preparazione, talvolta come attività secondaria accanto a quella medica. Le Università italiane vedevano la professione odontoiatrica con scetticismo e l’impegno nella ricerca era scarso o nullo.

L’istruzione odontoiatrica come noi la conosciamo, semplicemente non esisteva. Presto mi resi conto che per eccellere nella professione che avevo scelto avrei dovuto recarmi a studiare altrove, quindi mi iscrissi alla scuola odontoiatrica dell’Università di Zurigo dove venni a contatto con educatori clinici straordinari.

A metà degli Anni Sessanta tornai a Torino e su invito del professor Modica - che diventò il mio maestro in Italia - cominciai a frequentare la Clinica odontoiatrica. A Torino ho compiuto la mia carriera accademica, iniziando da assistente volontario. Ho potuto essere testimone, e contribuire con i colleghi della mia generazione, alla profonda trasformazione che, con la nascita del corso di laurea in Odontoiatria, ha investito l’odontostomatologia.

L’odontoiatria, da semplice disciplina del corso di laurea in Medicina e Chirurgia, diventava corso di laurea essa stessa.

Nella nostra Università, in pochi anni, è stato creato un innovativo modello didattico. In retrospettiva, Torino si è dimostrata un luogo eccellente per cominciare, essendo una delle più antiche e stimate università europee, impegnata in forti programmi clinici in Medicina, e con risorse intellettuali superiori nel campo della ricerca. Precocemente si riconobbe che l’odontoiatria era parte integrante della cura e della salute e richiedeva una stretta collaborazione con la Medicina e le discipline affini.

Ci si impegnò nel fornire agli studenti una buona preparazione sia clinica sia nel campo della ricerca scientifica. Il modello didattico della scuola odontoiatrica di Torino può essere definito come autoportante. Lo studente, infatti, non è solo il destinatario dell’insegnamento, ma è coinvolto in misura tale nel lavoro clinico e nella ricerca, da diventare parte integrante necessaria e indispensabile per la vita della Scuola stessa. Gli studenti sono responsabili, non solo della gestione dei pazienti loro affidati e del proprio lavoro clinico, ma partecipano anche alla gestione dei locali della Scuola.

Questo modello è stato apprezzato all’estero, in quanto, oltre a ridurre le spese di gestione, che per una Dental School sono comunque alte, fornisce agli studenti un’ottima preparazione.

A Torino, la scuola di Odontoiatria ha iniziato il trasferimento nella nuova sede del Lingotto, dove strutture e risorse umane faranno sì che sia all’avanguardia in campo internazionale. Una nuova generazione sta affacciandosi alla ribalta accademica. Ho avuto l’opportunità di conoscere alcuni di questi giovani, dei quali ho apprezzato l’intelligenza, la passione e l’impegno. A questi giovani mi permetto di consigliare di fare un’esperienza in Paesi di lingua inglese, per estendere la loro esperienza professionale, incontrare nuovi colleghi, maturare idee innovative.

   lunedì 19 marzo 2007

Medico Italiano In Gb, Carriera e Stipendi Migliori Che In Italia
- Prospettive di carriera, migliore formazione clinica e manageriale, stipendi all'altezza delle responsabilità. Sono sono alcuni degli aspetti che rendono vantaggioso fare il medico in Gran Bretagna. Parola di Francesco Mungai, specialista in psichiatria che, come altri camici bianchi italiani, ha risposto sì a un'offerta di lavoro del Servizio sanitario britannico. Un sistema che, secondo Mungai, "offre ottime opportunità".

"Quello che ho trovato al mio arrivo - spiega Mungai - è stato un mercato del lavoro decisamente vivace ed estremamente flessibile, in grado di rispondere alle aspettative e all'entusiasmo di un giovane medico. Rispetto all'Italia - aggiunge - qui c'è una maggiore possibilità di carriera e di crescita formativa. Sia da un punto di vista clinico che manageriale". Non trascurabile, poi, l'aspetto economico: "La retribuzione di uno specialista - sottolinea Mungai - è commisurata alle responsabilità richieste, e questo consente di mantenere un ottimo standard di vita in un Paese dove, in genere, il costo della vita tende a essere maggiore rispetto all'Italia".

   martedì 4 aprile 2006

Hewitt announces 'fair and affordable' pay deals for NHS staff
The NHS currently employs 1,331,087 staff. Of which:

177, 036 doctors (30,650 consultants, 16,823 registrars, 31,523 GPs and 2,562 GP registrars),
397,525 qualified nursing, midwifery and health visiting staff (including 24,844 qualified midwives)
128,883 Qualified scientific, therapeutic & technical staff (which includes 58,959 allied health professionals and 223,526 health care assistants)
37,726 managers & senior managers.
Since 1997 we have recruited an extra 78,700 nurses, 27,400 doctors, 32,600 therapists and scientists and 2,350 qualified ambulance staff
Since 2003 there has been a year on year decline in vacancies for most NHS staff groups
In 2005 2,549 more students entered medical school than in 1997 and 10,032 more nursing and midwifery training places were commissioned than in 1997.
A newly qualified nurse joining the profession in 1997 earned £12,385. They will now earn £19,166 on a par with a newly qualified primary school teacher.
The typical starting pay for a new junior doctor is now £30,433 - an increase of £8,817 (40%) since 1997
The pay of a new consultant (on the minimum salary scale) has risen from £42,170 in March 1997 to £69,991 from April 2006, £70,823 from November 2006 – a 68 per cent increase in cash terms.
And through clinical excellence awards they have the ability to earn up to £165,351 – around 25 per cent of NHS consultants receive a clinical excellence award of some level, of which 12 per cent of NHS consultants are paid a clinical excellence award at bronze level or above or a distinction award.
Pay increases average earnings of consultants are expected to rise by 5.2% due to the consultant contract
Media enquiries only to Department of Health Media Centre on 020 7210 5230 or 020 7210 5010.





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